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Uova grandi, piccole, colorate

Gli uccelli che depongono le uova più piccole, delle dimensioni di un pisello, sono i colibrì.

Quelli che fanno le uova più grandi sono gli struzzi. Un uovo di struzzo può essere grande fino a 18 cm di altezza e corrisponde, in peso, a circa 25 uova di gallina. Per cuocerlo fino a renderlo un uovo sodo ci vogliono ben 2 ore!

uovo struzzo

Per gli uccelli, il colore del guscio delle uova è importante perché devono evitare che i predatori le mangiano quando sono lasciate nel nido. Per questo, in molti casi, le uova hanno colorazioni mimetiche, con chiazze o strisce marroncine o verdi, a seconda dell’ambiente dove vengono deposte. In altri casi hanno invece colori brillanti: quelle dello storno, per esempio, sono di un bel colore azzurro!

800px-Starling_eggs

Perché ci sono uova con il guscio bianco e uova con il guscio marroncino?
Il colore del guscio dipende dalla razza della gallina. Quelle che fanno le uova bianche sono di razza “livornese”.
Il colore del tuorlo, invece, cambia a seconda di quello che la gallina mangia. In alcuni allevamenti vengono aggiunte ai mangimi delle sostanze coloranti che rendono il tuorlo di un bell’arancione “carico”.

Photo credit
- uovo di struzzo: (Paolo) / Foter / Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-NC-SA 2.0)
- uova di storno: WikiMedia Commons

Che cos’è un uovo?

Per i biologi, un uovo è una cellula riproduttiva degli animali (ma anche delle piante!). Le cellule uovo si formano nel corpo degli organismi femminili e possono poi essere “raggiunte” da una cellula maschile dando origine a un nuovo essere vivente.

In molti organismi, compreso il nostro, le cellule uovo sono minuscole, come tutte le cellule, e non si vedono a occhio nudo. Alcuni animali invece depongono uova visibili senza microscopio.
Gli uccelli, per esempio, depongono grandi uova con il guscio.

L’uovo che conosciamo meglio (perché… lo mangiamo!) è quello di gallina.
Vediamo come è fatto. All’esterno ha un guscio protettivo, dentro ha delle membrane protettive che circondano una parte gelatinosa bianca, l’albume, e una parte giallo-arancione, il tuorlo.

800px-Raw_egg

Photo credit: WikiMedia Commons

Le uova si mangiano perché contengono nutrienti utili al nostro organismo: grassi, proteine e vitamine. Un uovo intero (tuorlo+albume) è una fonte di proteine di alto valore nutritivo.
In Italia si mangiano soprattutto le uova di gallina, ma si possono trovare in commercio anche le piccole uova di quaglia o le enormi uova di struzzo.

La funzione dell’uovo è quella di proteggere e dare nutrimento a un nuovo individuo: nel caso della gallina, un pulcino. Ma allora, come mai le uova che compriamo per mangiarle non contengono nessun pulcino?!
Perché nasca un pulcino deve esserci stata l’unione di un maschio con una femmina: queste uova invece, prodotte da galline che non si sono accoppiate con un gallo, sono… “vuote”.

Dare i numeri con il cubo di Rubik (III parte: la penultima!)

Dopo aver risolto il primo e il secondo strato del cubo di Rubik… inizia il bello! Il terzo strato, infatti, è il più antipatico: richiede diversi passaggi ed è importante mantenere la concentrazione… e la calma!

Il nostro consiglio è porsi degli obiettivi intermedi; in questo modo, se qualcosa non va non dovremo ricominciare daccapo, ma dall’ultimo passaggio “giusto”.
Ciascun obiettivo richiede attenzione e un certo impegno. Li affronteremo un po’ alla volta: i primi due in questo articolo e i restanti nel prossimo., che sarà (finalmente) l’ultimo!

OBIETTIVO 1: “la croce gialla”.

Chi ha seguito passo dopo passo la nostra guida è partito completando la faccia bianca. Giunti a questo punto, quindi, l’attenzione si concentrerà su quella opposta, corrispondente al colore GIALLO. Come procedere per completarla?
Il metodo migliore è partire con la “croce” costituita dal cubetto centrale e da quelli adiacenti, come si vede nella foto a lato.

La croce gialla

Per riuscirci esiste una sequenza di passaggi ben precisa. Va applicata ripetutamente finché la croce non si comporrà.
Un consiglio: prima di eseguire lo schema, giriamo sempre il cubo in modo da avere almeno un quadretto giallo sulla faccia che abbiamo di fronte: deve essere al centro della fila superiore. Cerchiamo, per esempio, di porci in uno di questi casi (anche per le successive ripetizioni):

croce

Può darsi che oltre alla croce si sistemi “magicamente” anche uno degli angoli. Non importa: la croce sarà comunque completa e questo per ora ci basterà. Avanti, allora, si comincia!

Ruota verso il bassoRuota la colonna destra verso il basso Ruota in senso antiorario
Ruota lo strato alto verso destra
Ruota in senso antiorario
Ruota tutta la faccia in senso antiorario
Ruota in senso orarioRuota lo strato alto verso sinistra Ruota in senso orario
Ruota tutta la faccia in senso orario
Ruota verso l'alto
Ruota la colonna destra verso l’alto

OBIETTIVO 2: “il pavimento giallo”.

Ora che la croce è fatta dobbiamo completare la faccia e farla diventare interamente gialla, come nella foto a fianco. i quadretti da sistemare non sono tanti, ma richiederanno tutta la vostra pazienza. Gli schemi da seguire, infatti, sono DUE. A volte basta eseguire il primo; altre volte solo il secondo; altre ancora… entrambi! Come capire la “formula giusta”?

Il pavimento giallo

Osserviamo la faccia gialla: quanti sono gli angoli rimasti da sistemare?
Al massimo possono essere quattro. Diciamo “al massimo” perché durante la costruzione della croce, qualche angolo potrebbe essersi sistemato da solo: a seconda che gli angoli da posizionare siano 2, 3 o 4 decideremo le nostre mosse!


- 4 angoli da sistemare
Giriamo il cubo, in modo che sulla fila superiore della faccia che abbiamo di fronte non ci sia nessun quadretto giallo, oppure UNO SOLO posizionato in questo modo:

face3

Quindi, applichiamo lo schema seguente (SCHEMA 1) due volte consecutive.

SCHEMA 1

Ruota verso l'altoRuota la colonna destra verso l’alto Ruota verso sinistra
Ruota lo strato alto verso sinistra
Ruota verso il basso
Ruota la colonna destra verso il basso
Ruota verso sinistra
Ruota lo strato alto verso sinistra
Ruota verso l'altoRuota la colonna destra verso l’alto Ruota verso sinistra
Ruota lo strato alto verso sinistra
Ruota verso sinistra
Ruota lo strato alto verso sinistra
Ruota verso il basso
Ruota la colonna destra verso il basso

Se al termine del procedimento il pavimento non si è completato, contiamo gli angoli rimasti da sistemare e cerchiamo il caso corrispondente tra quelli elencati sotto.


- 3 angoli da sistemare e ci troviamo in un caso come questo:
3spigoli1

Lo schema da usare è ancora lo SCHEMA 1. Applichiamolo una volta. Se il pavimento non si completa, ricontiamo gli angoli da sistemare e seguiamo le istruzioni del caso corrispondente.


3 angoli da sistemare e ci troviamo in un caso come questo:
3spigoli2

Cambiamo schema! Ne useremo un altro (SCHEMA 2) che non è altro che quello precedente “visto allo specchio”. Applichiamolo una volta sola.

SCHEMA 2

Ruota verso l'altoRuota la colonna sinistra verso l’alto Ruota verso destra
Ruota lo strato alto verso destra
Ruota verso il basso
Ruota la colonna sinistra verso il basso
Ruota verso destra
Ruota lo strato alto verso destra
Ruota verso l'altoRuota la colonna sinistra verso l’alto Ruota verso destra
Ruota lo strato alto verso destra
Ruota verso destra
Ruota lo strato alto verso destra
Ruota verso il basso
Ruota la colonna sinistra verso il basso

Se il pavimento non si è completato, ricontiamo gli angoli da sistemare e seguiamo le istruzioni del caso corrispondente.


- 2 angoli da sistemare

In questo caso dobbiamo applicare entrambi gli schemi, alternandoli l’uno all’altro finché il pavimento è completo.
Prima però giriamo il cubo, in modo che sulla fila superiore ci siano due quadretti gialli posizionati in questo modo:
caso 1
oppure uno solo posizionato in questo modo:
face2

Si inizia dallo SCHEMA 1:

Ruota verso l'altoRuota la colonna destra verso l’alto Ruota verso sinistra
Ruota lo strato alto verso sinistra
Ruota verso il basso
Ruota la colonna destra verso il basso
Ruota verso sinistra
Ruota lo strato alto verso sinistra
Ruota verso l'altoRuota la colonna destra verso l’alto Ruota verso sinistra
Ruota lo strato alto verso sinistra
Ruota verso sinistra
Ruota lo strato alto verso sinistra
Ruota verso il basso
Ruota la colonna destra verso il basso

… e si continua con lo SCHEMA 2:

Ruota verso l'altoRuota la colonna sinistra verso l’alto Ruota verso destra
Ruota lo strato alto verso destra
Ruota verso il basso
Ruota la colonna sinistra verso il basso
Ruota verso destra
Ruota lo strato alto verso destra
Ruota verso l'altoRuota la colonna sinistra verso l’alto Ruota verso destra
Ruota lo strato alto verso destra
Ruota verso destra
Ruota lo strato alto verso destra
Ruota verso il basso
Ruota la colonna sinistra verso il basso

Ripetiamo la sequenza SCHEMA 1-SCHEMA 2 finché il pavimento non è completo.


Siamo giunti a questo punto e ancora non ce l’abbiamo fatta? Niente paura, capita spesso. Osserviamo il cubo; se sulla faccia gialla vediamo ancora la croce, riprendiamo l’obiettivo 1 dall’inizio e ricominciamo.
Se la croce non c’è più… ahimè, ci toccherà ricominciare daccapo!

Quando il pavimento giallo sarà finalmente completo… saremo pronti per l’ultima sfida: quella che ci porterà ad avere la meglio sul cubo. Ne parleremo nel prossimo articolo, l’ultimo di questa “cheGuida”.

Voi, nel frattempo, continuate a seguirci e fateci sapere i vostri progressi di gioco!

I cetacei

I cetacei sono mammiferi marini.
Non respirano con le branchie, ma con i polmoni. Quindi, per respirare, devono “uscire” dall’acqua e trovare l’aria. Ecco perché hanno quel buco sopra alla testa, lo sfiatatoio.
E quando si riproducono, partoriscono i cuccioli e li allattano, come tutti gli altri mammiferi.

Si suddividono in due gruppi, i cetacei “con i fanoni” e i cetacei “con i denti”.

balenottera

I primi si chiamano Misticeti e comprendono le balene e le balenottere. I fanoni sono delle strutture presenti nella bocca che funzionano come dei colini, cioè filtrano l’acqua in modo che l’animale possa ingoiare i piccoli animaletti che galleggiano in mare. Le enormi balene, infatti, che sono gli animali più grandi del mondo, mangiano animali piccolissimi, come quelli che formano il cosiddetto krill: minuscoli crostacei, simili ai gamberetti.

I cetacei con i denti, o Odontoceti, comprendono i delfini, le orche, i capodogli. Si nutrono di pesci, molluschi e a volte, come nel caso delle orche, di grandi prede come altri cetacei, foche o pinguini. I delfini e altri odontoceti hanno un’interessante particolarità: vedono… con i suoni! Per saperne di più su questo sistema, che si chiama biosonar, clicca qui.
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Per saperne di più sui delfini puoi scaricare questo simpatico libretto, scritto e disegnato da un biologo marino che li conosce molto, molto bene!

Ti piacerebbe vedere balenottere e delfini in mare? Vai subito al nostro articolo sul whale watching!

Photo credit:
orca: Chiara Abbate / Foter / CC BY-NC-ND
balenottera: www.whalewatchliguria.it

Vedere con i suoni

Il biosonar è un sistema usato da alcuni animali, come i pipistrelli e i delfini, per “vedere con i suoni”. Funziona così: gli animali emettono dei suoni speciali e le onde sonore colpiscono gli ostacoli ritornando indietro come un’eco (per questo motivo, il biosonar è noto anche come “ecolocalizzazione”).

Un delfino, per esempio, mandando i suoi click nell’acqua mentre nuota, colpisce con le onde sonore le possibili prede e il suo cervello, con l’eco di ritorno, forma delle immagini analoghe a quelle che si formano quando sono gli occhi a vedere.

Per noi è un po’ difficile immaginare queste immagini sonore. Qui c’è un’animazione molto utile con cui potrete immedesimarvi un po’ nei delfini o nei pipistrelli.
I testi sono in inglese.

Il whale watching

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Si chiama whale watching, cioè “guardare i cetacei” ed è un’attività bellissima che si svolge in mare, a bordo di apposite imbarcazioni. Chiunque può partecipare, e di solito a bordo ci sono dei biologi che spiegano quello che si osserva e sono pronti a rispondere a tutte le domande.
In molti paesi il whale watching è da anni un’attività turistica molto importante. Da qualche anno, anche nei mari italiani si sono diffuse iniziative di questo genere. A questi link, per esempio, si trovano tutte le informazioni per programmare una splendida giornata di whalewatching nel Mar Ligure!

www.whalewatchimperia.it

www.whalewatchgenova.it/

http://www.whalewatchliguria.it/turismo/

 

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Photo credit: www.whalewatchliguria.it

La calcite ottica e le sue strane proprietà

Gli articoli dei nostri lettoriL’ultima volta avevo descritto alcuni minerali della mia collezione e vi avevo detto che presto avrei avuto nuove pietre di cui parlarvi.
Eccomi qua allora, con uno dei miei nuovi pezzi: la calcite ottica.
Iniziamo parlando della calcite in generale, che è uno dei minerali più comuni in natura. Si trova in tante rocce, soprattutto in quelle sedimentarie, e si presenta sotto forme molto diverse. Di solito i suoi cristalli sono romboedrici, cioè con la forma che si vede in questa figura:
Rhombohedral…ma possono assumere anche altre forme.
Anche i colori sono molto vari: può essere INCOLORE, come la mia pietra, ma anche bianca, rosa, gialla, bruna e verde e, quando viene colpita da RAGGI ULTRAVIOLETTI, può diventare fosforescente.

La calcite ottica (o spato d’Islanda) è una varietà di calcite particolarmente trasparente che permette di osservare bene uno strano fenomeno: lo “sdoppiamento delle immagini”! Guardate la foto: ecco che cosa si vede usando il mio cristallo!

la calcite ottica e la birifrangenza
Questo effetto si chiama BIRIFRANGENZA e si verifica quando la luce colpisce il cristallo. È come se ogni raggio di luce venisse spezzato in due, così l’immagine che si vede attraverso il cristallo viene raddoppiata e sembra di vederci doppio!


Foto e articolo di Chiara Locatelli


L’evoluzione per selezione naturale

La teoria elaborata da Charles Darwin si chiama teoria dell’evoluzione per selezione naturale.

La selezione naturale è il “motore” che fa cambiare gli organismi nel tempo. Senza che ce ne accorgiamo, la natura (l’ambiente dove gli organismi vivono, gli altri esseri viventi) ogni giorno “premia” gli individui che hanno le caratteristiche più favorevoli. Quelli più forti, più capaci di procurarsi il cibo, di riprodursi. Ecco… la cosa importante per un organismo vivente è proprio riprodursi, trasmettere cioè le sue caratteristiche alle generazioni successive. Se questo non accade, un animale, una pianta, un microbo, si estinguono, finiscono il loro percorso sulla Terra. Se invece riescono ad avere una discendenza (insomma, ad avere dei “bambini”), allora quella specie prosegue il suo cammino ma sempre attraverso piccoli o grandi cambiamenti, che si accumulano nel corso di milioni di anni.

È così che sono cambiati gli organismi e sono arrivati ad essere come li conosciamo oggi. Come sicuramente sapete, perché lo avrete letto o studiato a scuola, anche la nostra specie non è sempre stata come oggi, ma è andata incontro a un’evoluzione molto complessa, con tante forme diverse che si sono susseguite e intersecate, come i rami di un albero.
Ma a questo proposito, non commettete l’errore di pensare che noi “discendiamo dalle scimmie”. Noi infatti… siamo scimmie! La verità è che con le scimmie attuali abbiamo in comune un antenato, molto lontano nel tempo, vissuto addirittura tra i 4 e i 6 milioni di anni fa. Quello che potete dire è che scimpanzé e gorilla sono nostri parenti molto stretti.

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Darwin intuì che l’evoluzione era avvenuta e continuava ad avvenire nel mondo durante un viaggio naturalistico intorno al mondo, a bordo di una nave chiamata Beagle. Tra le tappe più famose di questo viaggio ci sono le isole Galapagos, al largo dell’Ecuador. Qui Darwin osservò tanti animali: iguane, tartarughe, fringuelli. Le osservazioni sulle loro forme, somiglianze, differenze e abitudini lo aiutarono a formulare la sua teoria.

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Tornato a casa, riunì le sue osservazioni in un libro – L’origine delle specie– pubblicato nel 1859 e oggi considerato un “pilastro” fondamentale per chi studia la vita sulla Terra.

Ai più grandi tra i nostri lettori segnaliamo questa pagina con 5 “errori” a cui spesso si crede a proposito di evoluzione, come quello di cui abbiamo parlato poco sopra a proposito della nostra “discendenza” dalle scimmie!

Photo credit
tartaruga: Dallas Krentzel / Foter / CC BY
Beagle: Karen E James / Foter / CC BY-NC-SA

Dare i numeri con il cubo di Rubik (II parte)

Guida alla risoluzione del secondo strato

Dopo aver risolto il primo strato del cubo di Rubik nella prima parte, procediamo con il secondo strato.
Ricordiamo che il primo strato è stato completato con il colore BIANCO. Cosa facciamo ora?

1. Per prima cosa giriamo il cubo, in modo che lo strato risolto rimanga sotto: quello ormai è fatto e non ci penseremo più.
2. Ruotiamo lo strato centrale finché il quadretto al centro di ogni faccia non sarà dello stesso colore di quelli della prima fila in basso. Si formeranno delle “piccole T” rovesciate
cubo di Rubik: le piccole T rovesciate
3. Ruotando lo strato superiore, cerchiamo di allungare una di queste piccole T, costruendo una “grande T rovesciata”, come quella nella foto sotto. La nostra è arancione ma può essere di qualunque colore (tranne bianco e giallo, nel nostro caso), basta riuscire a comporla. Quindi, rispondiamo a una domanda: di che colore è il quadretto che si trova subito sopra?

Grande T

a. È giallo?
-> la “T” non si presta a ulteriori mosse. Dobbiamo costruirne un’altra e ricominciare.
- Non si riesce a costruire nessuna grande T che vada bene?
Passiamo comunque al punto b. ed eseguiamo lo schema di mosse illustrato con il cubo così com’è. Poi riproveremo a costruire una grande T con tutte le carte in regola e andremo avanti da qui.

b. È dello stesso colore della piccola T che si trova nella faccia a destra?
-> eseguiremo uno schema di mosse ben precise. Attenzione a non saltarne nessuna e a seguire l’ordine in cui le elenchiamo, altrimenti non funziona!

Ruota in senso orarioRuota lo strato alto
verso sinistra
Ruota verso l'altoRuota la colonna destra
verso l’alto
Ruota in senso antiorarioRuota lo strato alto
verso destra
Ruota verso il bassoRuota la colonna destra
verso il basso
Ruota in senso antiorarioRuota lo strato alto
verso destra
Ruota in senso antiorarioRuota tutta la faccia
in senso antiorario
Ruota in senso orarioRuota lo strato alto
verso sinistra
Ruota in senso orarioRuota tutta la faccia
in senso orario

c. È dello stesso colore della piccola T che si trova nella faccia a sinistra?
-> anche in questo caso seguiremo uno schema di mosse simile a quello sopra, ma non identico. Occhi a non confonderli, ok?

Ruota in senso antiorarioRuota lo strato alto
verso destra
Ruota verso l'altoRuota la colonna sinistra verso l’alto Ruota in senso orarioRuota lo strato alto
verso sinistra
Ruota verso il bassoRuota la colonna sinistra verso il basso
Ruota in senso orarioRuota lo strato alto
verso sinistra
Ruota in senso orarioRuota tutta la faccia
in senso orario
Ruota in senso antiorarioRuota lo strato alto
verso destra
Ruota in senso antiorarioRuota tutta la faccia
in senso antiorario

Ora osserviamo il secondo strato del cubo. Se è completo, siamo già a posto. Se non lo è, ricominciamo dal punto 3, componiamo un’altra “grande T” e seguiamo di nuovo le istruzioni finché lo strato non sarà risolto. Se non viene subito, non vi scoraggiate e ricominciate: funziona, abbiamo provato!
Ecco il risultato:
Il secondo strato del cubo di Rubik
Ce l’avete fatta? Foto, foto! In redazione siamo tutti curiosi di vedere.
Noi torneremo presto con l’ultima parte: la soluzione del (temutissimo) terzo strato!


Photo credit: Daniela Alvisi


In bocca al lupo!

Perché si dice “in bocca al lupo”?

Questa espressione è molto usata quando qualcuno deve affrontare una sfida difficile, per esempio un esame o una gara sportiva.
La maggior parte delle persone pensa che si riferisca a un antico augurio rivolto ai cacciatori. Andare a finire “nella bocca del lupo” voleva dire avvicinarsi molto a lui, avere coraggio e quindi successo.
Pare invece che il detto possa in realtà essere collegato a un’abitudine delle mamme-lupo, che per trasportare i loro cuccioli li prendono delicatamente in bocca. In questo caso, l’augurio di finire nella bocca del lupo avrebbe il significato di trovare il posto più sicuro, quello dove “tutto andrà bene”.
Ora che lo sapete, se qualcuno vi augura “in bocca al lupo” non rispondete con il solito “crepi” (povero lupo!!) ma con “viva il lupo!”.