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La coda perduta dello Spinosauro

Qualche anno fa, un team di paleontologi aveva ritrovato i resti di un grande dinosauro carnivoro (più grande del T-rex!), lo Spinosauro. Ne avevamo parlato in questo articolo.

Spinosaurus (Skeletal Reconstruction)

“Spinosaurus (Skeletal Reconstruction)” by RobinGoodfellow_(m) is licensed under CC BY-NC-SA 2.0

Il lavoro dei paleontologi però non si ferma mai e nuove scoperte sono sempre possibili. E infatti, pochi giorni fa è stata annunciata la scoperta dell’intera coda di questo gigante vissuto circa 100 milioni di anni fa! Prima la sua ricostruzione era solo un’ipotesi, basata sul ritrovamento di poche vertebre (nemmeno intere). Ora invece sono state trovate ossa complete, appartenute tutte a un unico esemplare che doveva pesare più di 3 tonnellate ed essere lungo più di 10 metri.

Analizzando la struttura di queste ossa, i ricercatori sono arrivati alla conclusione che lo Spinosauro aveva una coda molto diversa da quella degli altri dinosauri, fatta “a nastro” e in grado di muoversi ondeggiando, come quella dei coccodrilli, per spingere con forza l’animale nell’acqua, anche controcorrente. Dopo aver capito come si muoveva (e quindi come viveva) lo Spinosauro, anche la grande “vela” presente sulla schiena si è rivelata per quello che era veramente: una specie di stabilizzatore, per rimanere in posizione durante il nuoto.

Qui potete vedere un video in cui è stato ricostruito il movimento dello Spinosauro in acqua: incredibile vero?

La scoperta rivoluziona la storia dei dinosauri. Si sapeva che nel Cretaceo (il periodo in cui visse lo Spinosauro) altri rettili avevano conquistato gli ambienti acquatici (gli ittiosauri e i plesiosauri). Ma non erano dinosauri, che erano sempre stati per tutti animali solo di terraferma.

Nel team di paleontologi che hanno fatto questa interessantissima scoperta c’è Cristiano Dal Sasso, del Museo di Storia Naturale di Milano. Ecco la sua prefazione al libro “Voglio fare lo scienziato” (l’autrice è Froggy/Elena Gatti), in cui racconta come fin da bambino sognasse di fare il paleontologo.

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E qui, se anche voi sognate questa professione per il futuro, vi regaliamo le pagine del libro dedicate a questo lavoro bellissimo!
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La Giornata della Terra

Happy Earth Day by Chescienza!

Oggi, 22 aprile, è l’Earth Day, la 50esima Giornata della Terra! Un appuntamento che ci ricorda di prenderci cura del pianeta su cui viviamo.

Quest’anno è una giornata completamente virtuale, perché la pandemia di Coronavirus non ci permette di uscire e incontrarci per festeggiare il Pianeta.

Per l’occasione, Froggy e Spinny, hanno pensato di regalarvi qualche notizia e curiosità sulla Terra, e anche  qualche link per imparare a conoscerne le meraviglie, anche restando comodamente seduti sul divano di casa!

Carta di identità
Nome: Terra
Indirizzo: Sistema Solare
Tipo di pianeta: roccioso
Satelliti: 1 (la Luna)
Distanza dal Sole: circa 150 milioni di km
Diametro: 12 742 km
Età: 4,5 miliardi di anni (anno più, anno meno…)
Struttura: 3 strati principali
- nucleo (interno e esterno)
- mantello (inferiore e superiore)
- crosta
Atmosfera: 78% azoto, 21% ossigeno + altri gas
Velocità di rotazione: circa 1700 km/h
Velocità di rivoluzione (intorno al Sole): circa 107 000 km/h
Esseri umani sulla Terra: circa 7,7 miliardi

Perché si chiama Terra?
Gli altri pianeti del Sistema Solare hanno tutti nomi di dei romani (Mercurio, Venere, Marte, Saturno, Urano, Nettuno) Il nome deriva dal latino che a sua volta deriva dalla parola indoeuropea “tersa” che significa “parte secca”. Anche il nome inglese Earth deriva da una parola antica che significa “terreno, suolo”.

La Terra: il pianeta blu!
Gli astronauti che l’hanno vista dallo spazio l’hanno soprannominata “biglia blu”: la superficie della Terra è ricoperta dall’acqua per il 70%!

Sul sito www.worldometers.info/it/ potete trovare le statistiche in tempo reale. Quante persone nascono? Quanta foresta viene distrutta ogni anno? Quanta acqua si consuma? E tante altre notizie interessanti!

La Giornata della Terra in TV
Salviamo il Pianeta – documentario – Sky on demand
Jane Goodall – Un futuro per la Terra – National Geographic
One people one planet – RaiPlay
#Explorers – RaiGulp
Focus Earth – canale 35 digitale terrestre

Che cos’è un uovo?

Per i biologi, un uovo è una cellula riproduttiva degli animali (ma anche delle piante!). Le cellule uovo si formano nel corpo degli organismi femminili e possono poi essere “raggiunte” da una cellula maschile dando origine a un nuovo essere vivente.

In molti organismi, compreso il nostro, le cellule uovo sono minuscole, come tutte le cellule, e non si vedono a occhio nudo. Alcuni animali invece depongono uova visibili senza microscopio.
Gli uccelli, per esempio, depongono grandi uova con il guscio.

L’uovo che conosciamo meglio (perché… lo mangiamo!) è quello di gallina.
Vediamo come è fatto. All’esterno ha un guscio protettivo, dentro ha delle membrane protettive che circondano una parte gelatinosa bianca, l’albume, e una parte giallo-arancione, il tuorlo.

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Photo credit: WikiMedia Commons

Le uova si mangiano perché contengono nutrienti utili al nostro organismo: grassi, proteine e vitamine. Un uovo intero (tuorlo+albume) è una fonte di proteine di alto valore nutritivo.
In Italia si mangiano soprattutto le uova di gallina, ma si possono trovare in commercio anche le piccole uova di quaglia o le enormi uova di struzzo.

La funzione dell’uovo è quella di proteggere e dare nutrimento a un nuovo individuo: nel caso della gallina, un pulcino. Ma allora, come mai le uova che compriamo per mangiarle non contengono nessun pulcino?!
Perché nasca un pulcino deve esserci stata l’unione di un maschio con una femmina: queste uova invece, prodotte da galline che non si sono accoppiate con un gallo, sono… “vuote”.

La scienza della nonna: smascherare un uovo vecchio

Le nostre nonne la sanno lunga, questo si sa. Quando poi sono in cucina, sono anche un po’ scienziate, perché i loro “trucchi del mestiere” hanno solide basi scientifiche.
Uno dei più usati è quello per riconoscere un uovo fresco da uno vecchio: un dilemma che ci assale spesso quando ci servono le uova e non ricordiamo la scadenza di quelle che abbiamo in casa.
Come si fa allora?
Semplice: si tuffa l’uovo da “identificare” in acqua e si osserva ciò che accade.

Galleggia? Brutto segno! L’uovo non è fresco: meglio non mangiarlo! Andrà invece benissimo per le decorazioni pasquali.

Affonda? Molto bene! L’uovo è fresco e si può usare per le ricette del giorno (Yum!). La situazione ideale è che l’uovo si posi sul fondo e vi resti bello disteso; se, invece, tende ad alzarsi, significa che la sua freschezza… inizia a vacillare.

Uova fresche oppure no?

Ora che il problema “culinario” è risolto, occupiamoci di quello scientifico: quale strano fenomeno si verifica durante l’invecchiamento di un uovo?

Prima ancora, però, dovremmo chiederci per quale motivo alcuni oggetti galleggiano e altri no.

A spiegarcelo è il principio di Archimede, secondo cui ogni oggetto immerso in un liquido riceve una spinta verso l’alto. Se il peso dell’oggetto è superiore a questa spinta, “vince” e lo fa affondare; se, invece, è inferiore, vince la spinta e l’oggetto sale a galla.

Il peso di un uovo appena deposto riesce a vincere sulla spinta di Archimede e, quindi… pluf! L’uovo va a fondo.
Il guscio dell’uovo, però, è poroso e, con il passare del tempo, lascia evaporare l’acqua contenuta nell’uovo e fa entrare aria. La bolla d’aria racchiusa tra il guscio e le membrane protettive, quindi, si espande, “alleggerendo” l’uovo sempre più; ecco, allora, che risale in superficie, come farebbe un palloncino gonfiato.

     Dentro l'uovo

Illustrazioni di Daniela Alvisi


Uova grandi, piccole, colorate

Gli uccelli che depongono le uova più piccole, delle dimensioni di un pisello, sono i colibrì.

Quelli che fanno le uova più grandi sono gli struzzi. Un uovo di struzzo può essere grande fino a 18 cm di altezza e corrisponde, in peso, a circa 25 uova di gallina. Per cuocerlo fino a renderlo un uovo sodo ci vogliono ben 2 ore!

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Per gli uccelli, il colore del guscio delle uova è importante perché devono evitare che i predatori le mangiano quando sono lasciate nel nido. Per questo, in molti casi, le uova hanno colorazioni mimetiche, con chiazze o strisce marroncine o verdi, a seconda dell’ambiente dove vengono deposte. In altri casi hanno invece colori brillanti: quelle dello storno, per esempio, sono di un bel colore azzurro!

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Perché ci sono uova con il guscio bianco e uova con il guscio marroncino?
Il colore del guscio dipende dalla razza della gallina. Quelle che fanno le uova bianche sono di razza “livornese”.
Il colore del tuorlo, invece, cambia a seconda di quello che la gallina mangia. In alcuni allevamenti vengono aggiunte ai mangimi delle sostanze coloranti che rendono il tuorlo di un bell’arancione “carico”.

Photo credit
- uovo di struzzo: (Paolo) / Foter / Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-NC-SA 2.0)
- uova di storno: WikiMedia Commons

Teletrasportarsi come in Star Trek

USS Enterprise NCC-1701-A       L’Enterprise, l’astronave protagonista dell’universo fantascientifico di Star Trek

Negli ultimi anni una serie di nuovi film ha riportato sullo schermo le avventure degli eroi di Star Trek, i fantastici esploratori dello spazio che, a bordo dell’astronave Enterprise, viaggiano in cerca di nuove civiltà “per arrivare coraggiosamente là dove nessuno è mai giunto prima“.
Ad attendere il prossimo film della saga ci sono spettatori di ogni età, perché la Flotta Stellare di Star Trek si aggira negli spazi (e negli schermi) del cosmo da quasi 50 anni! E una volta individuato un pianeta interessante, perché scomodare l’equipaggio con macchinose manovre di atterraggio? Molto più semplice usare il teletrasporto e materializzarsi istantaneamente sul posto, pronunciando l’ordine “Energia!“.

   

Star Trek - Enterprise D Transporter

Star Trek: la sala teletrasporto
dell’Enterprise

Se nella finzione tutto è permesso, cosa accade, invece, nella realtà? La scienza potrebbe mai avvicinarsi a qualcosa del genere?
Per rispondere dobbiamo catapultarci (non ancora teletrasportarci, ahimè) nel mondo dell’infinitamente piccolo, dove strani fenomeni come questo non sono poi così insoliti.
A dettare legge in questo mondo, infatti, è la fisica quantistica, dove tutto è possibile, anzi… PROBABILE!

Grazie alle tecnologie quantistiche, alcuni scienziati dell’Università di Ginevra sono riusciti a teletrasportare un fotone (una delle minuscole particelle che compongono la luce) a 25 chilometri di distanza! Il record del mondo, però, se l’è aggiudicato un team internazionale di scienziati finanziati dall’ESA (European Space Agency), che ha esteso questo “ponte invisibile” fino alla considerevole distanza di 143 km!

Si tratta di un teletrasporto un po’ particolare, perché non è proprio la particella che si sposta altrove, ma… tutte le informazioni che la riguardano! In linguaggio tecnico, ciò che viene trasmesso è il suo stato quantico, cioè l’insieme di tutte le proprietà e le grandezze che ci consentono di descriverla. Teletrasportando tutte le proprietà di un fotone, in pratica, è stato possibile replicarlo a distanza, creando così una particella “gemella” legata indissolubilmente a quella di partenza. Questo significa che ogni variazione di stato della prima si riflette istantaneamente sull’altra, come se queste non si accorgessero della distanza tra loro.

Incredibile, vero? Come è possibile?
La tecnica che hanno usato gli scienziati ha un nome un po’ difficile: entanglement quantistico; è una parola difficile anche da tradurre, che dovrebbe rendere l’idea dello stretto “groviglio” che unisce i due sistemi gemelli, malgrado la distanza che li separa.

Insomma, un passo verso il sogno del teletrasporto alla Star Trek è stato fatto; riusciremo un giorno o l’altro a teletrasportare qualcosa di più “massiccio” di un fotone? Il prossimo ambizioso obiettivo degli scienziati è teletrasportare un satellite dalla Terra direttamente in orbita!
Ce la faranno? Vi terremo aggiornati!

Fino ad allora… lunga vita e prosperità a tutti!

    Leonard Nimoy by Gage Skidmore 2

Photo credits:

Enterprise: By Vulcan.jpg: dave_7 derivative work: El Carlos (Vulcan.jpg) [CC-BY-SA-3.0], via Wikimedia Commons
Sala teletrasporto: By Konrad Summers [CC-BY-SA-2.0], via Wikimedia Commons
Saluto vulcaniano: Gage Skidmore [CC-BY-SA-3.0], via Wikimedia Commons

La Befana ha perso la scopa!

Se la notte scorsa hai scrutato il cielo, sperando di vedere la Befana a cavallo della sua scopa volante, forse ti interesserà sapere che il cielo ospita anche un’altra “scopa”. Anche questa appartiene a una strega, ma è molto molto più lunga… ben 35 anni luce, cioè, all’incirca 330 000 miliardi di chilometri: non male, vero?

Si tratta in realtà di una nebulosa, un grande oggetto celeste che si è formato dai gas e dai detriti espulsi da una stella negli ultimi istanti della sua vita. Questo accadeva circa diecimila anni fa nei pressi della costellazione del Cigno, quando una stella luminosissima terminò la sua attività con una spettacolare esplosione. Diverse stelle concludono la loro vita in questo modo: gli astronomi le chiamano supernove.

Di questo “finale con effetti speciali” è rimasto un segno molto evidente: la Nebulosa Velo. Nelle mappe astronomiche è stata catalogata con la sigla NGC 6960; per gli amici, però, è la Nebulosa Scopa della Strega.
Per capire il motivo di questo buffo soprannome, osserva la sua forma: ti ricorda qualcosa?

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Photo credit: Hewholooks (Opera propria) [CC-BY-SA-3.0 o GFDL ], attraverso Wikimedia Commons


A 8 milioni di chilometri all’ora!

Santa Claus is comingViaggerà oltre ogni limite di velocità, ma nessun vigile gli farà la multa. Perché, diciamocelo, chi oserebbe multare Babbo Natale?
Stiamo parlando proprio di lui e del fantastico viaggio che sta per iniziare. Forse ti sarai chiesto come è possibile che Babbo Natale, pur avendo una slitta magica trainata da renne volanti, riesca a consegnare i suoi doni ai bambini di TUTTO il mondo!

Naturalmente se lo sono chiesto anche gli scienziati e alcuni di loro erano talmente curiosi che si sono messi a fare i conti!

Ebbene, supponendo che nel mondo ci siano circa 200 milioni di bambini in attesa dei doni e che Babbo Natale debba accontentarli tutti in non più di 24 ore, dovrà viaggiare a una velocità di almeno 8 milioni di chilometri all’ora!

Impossibile? Non è detto. Come abbiamo spiegato qui, l’unica velocità che è impossibile superare è quella della luce. In un confronto con questa velocissima avversaria, Babbo Natale sembrerebbe una lumaca, anche andando alla mirabolante velocità che è stata calcolata.

Ci riuscirà? Finora sembra che ce l’abbia fatta, probabilmente grazie a renne molto bene addestrate e… alla magia del Natale!


Photo credit: www.sxc.hu

Ben arrivata Juno!

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Ecco che cosa avrebbe esclamato Juno questa notte, se avesse potuto parlare. Ma… un momento. Chi è Juno? E che cosa c’entra Giove?
Non stiamo parlando di temerari astronauti, ma di una coraggiosa sonda spaziale che, dopo un viaggio durato 5 anni, ha raggiunto l’orbita del pianeta Giove, il “gigante gassoso” del nostro Sistema Solare, e si è lasciata “catturare” al termine di una delicatissima manovra di avvicinamento che ci ha lasciato con il fiato sospeso fino all’ultimo istante.
In questo modo Juno ha raggiunto un punto di vista privilegiato per osservare “da vicino” le particolarità di questo pianeta, per molti aspetti ancora misterioso. Per tutta la durata della missione (circa un anno) invierà a Terra i suoi dati, dandoci così un identikit del pianeta che non ha precedenti.
Il pezzo forte di questa osservazione riguarderà l’incredibile campo magnetico gioviano (circa 10 volte più intenso di quello terrestre) responsabile di violentissime e spettacolari aurore, di cui vedremo (si spera) le immagini scattate in prima fila dalla sonda.

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Il contributo italiano
Anche l’Italia ha collaborato attivamente ai preparativi di questa importante missione esplorativa.
Due degli strumenti a bordo sono infatti “nostri” e avranno il compito di indagare su quanto accade nelle condizioni a dir poco estreme dell’ambiente che circonda il pianeta, alla scoperta dei segreti che ancora nasconde.

Galileo_Galilei_3_CerchiatoIl contributo italiano alla conoscenza di Giove è iniziato in realtà molto prima, dalla Terra, grazie al talento e alla curiosità di un grande scienziato. Vi dice niente il nome di Galileo Galilei? Fu lui, nel 1610, a puntare lo sguardo verso Giove e dintorni… soprattutto “dintorni”, poiché con il suo telescopio fu il primo a notare la presenza di quattro piccole “lune” nelle sue vicinanze. Erano i satelliti medicei, chiamati così in onore di Cosimo II de’ Medici, all’epoca granduca di Toscana. Da allora, la curiosità nei confronti del gigante gassoso ci ha portato a osare sempre di più, fino ad arrivare a oggi, vicini come non lo siamo mai stati grazie agli “occhi” speciali di Juno!

In onore di Galileo, Juno ha aggiunto ai suoi “bagagli” anche una placca commemorativa che riproduce il manoscritto in cui i satelliti di Giove furono descritti per la prima volta… ma non solo! Poiché i nostri scienziati, in fondo, sono dei giocherelloni e non rinunciano mai a divertirsi, a bordo di Juno hanno caricato anche tre “viaggiatori” d’eccezione: tre pupazzetti Lego che raffigurano proprio Galileo, insieme alle divinità mitologiche Giove e Giunone (a cui si deve il nome della sonda). Quale equipaggio più indicato?lego

Festa della mamma

Mamme molto… speciali!

Anche noi di CheScienza festeggiamo la Festa della Mamma, ma lo facciamo a modo nostro, dedicando un articolo ad alcune mamme del mondo animale!

Volete scoprire insieme a noi come accudiscono i loro piccoli? Seguiteci!

(E… Auguri a tutte le mamme da Froggy e Spinny!)

Mamma leonessa
La leonessa partorisce da uno a sei cuccioli per volta e si occupa di loro, proteggendoli e nutrendoli fino a quando diventano indipendenti (a circa 16 mesi di età). Se nel branco ci sono diverse cucciolate, le mamme si aiutano tra loro come in un grande… asilo nido!

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Mamma balenottera
La mamma più grande del mondo è la balenottera azzurra: dà alla luce un “piccolo” lungo 7-8 metri e lo allatta per lungo tempo, fino a quando ha 6-7 mesi. Per nutrirlo, pensate che produce fino a 200 litri di latte al giorno! Se volete saperne di più sui cetacei, cliccate qui!

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Mamma gorilla
Questa mamma accudisce il suo piccolo molto a lungo, anche per tre-quattro anni: lo nutre, lo trasporta, gioca con lui, gli insegna come sopravvivere e… lo spulcia accuratamente! (Pulci a parte, non trovate che faccia esattamente quello che fanno tutte le mamme umane?!)

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Mamma elefante
Ha il record della gravidanza più lunga: il piccolo resta nella sua pancia per ben 22 mesi (quasi due anni)! Come le leonesse, anche le elefantesse si occupano spesso dei cuccioli di altre femmine del branco, fin dal momento del parto. La mamma non lascia mai il suo piccolo per almeno 3-5 anni, ma spesso i due restano legatissimi anche per 10 anni!

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photo credit:
leonessa 140912_123-Edit via photopin (license)

balenottera azzurra: Di Andreas Tille (Opera propria) [GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html) o CC BY-SA 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], attraverso Wikimedia Commons

gorilla: Postdlf dal w [GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html) o CC-BY-SA-3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/)], attraverso Wikimedia Commons

elefante: Di Derek Keats from Johannesburg, South Africa [CC BY 2.0 (http://creativecommons.org/licenses/by/2.0)], attraverso Wikimedia Commons