Segui cheScienza anche su Facebook

Registrati a cheScienza e commenta i nostri articoli

  

Teletrasportarsi come in Star Trek

USS Enterprise NCC-1701-A       L’Enterprise, l’astronave protagonista dell’universo fantascientifico di Star Trek

Negli ultimi anni una serie di nuovi film ha riportato sullo schermo le avventure degli eroi di Star Trek, i fantastici esploratori dello spazio che, a bordo dell’astronave Enterprise, viaggiano in cerca di nuove civiltà “per arrivare coraggiosamente là dove nessuno è mai giunto prima“.
Ad attendere il prossimo film della saga ci sono spettatori di ogni età, perché la Flotta Stellare di Star Trek si aggira negli spazi (e negli schermi) del cosmo da quasi 50 anni! E una volta individuato un pianeta interessante, perché scomodare l’equipaggio con macchinose manovre di atterraggio? Molto più semplice usare il teletrasporto e materializzarsi istantaneamente sul posto, pronunciando l’ordine “Energia!“.

   

Star Trek - Enterprise D Transporter

Star Trek: la sala teletrasporto
dell’Enterprise

Se nella finzione tutto è permesso, cosa accade, invece, nella realtà? La scienza potrebbe mai avvicinarsi a qualcosa del genere?
Per rispondere dobbiamo catapultarci (non ancora teletrasportarci, ahimè) nel mondo dell’infinitamente piccolo, dove strani fenomeni come questo non sono poi così insoliti.
A dettare legge in questo mondo, infatti, è la fisica quantistica, dove tutto è possibile, anzi… PROBABILE!

Grazie alle tecnologie quantistiche, alcuni scienziati dell’Università di Ginevra sono riusciti a teletrasportare un fotone (una delle minuscole particelle che compongono la luce) a 25 chilometri di distanza! Il record del mondo, però, se l’è aggiudicato un team internazionale di scienziati finanziati dall’ESA (European Space Agency), che ha esteso questo “ponte invisibile” fino alla considerevole distanza di 143 km!

Si tratta di un teletrasporto un po’ particolare, perché non è proprio la particella che si sposta altrove, ma… tutte le informazioni che la riguardano! In linguaggio tecnico, ciò che viene trasmesso è il suo stato quantico, cioè l’insieme di tutte le proprietà e le grandezze che ci consentono di descriverla. Teletrasportando tutte le proprietà di un fotone, in pratica, è stato possibile replicarlo a distanza, creando così una particella “gemella” legata indissolubilmente a quella di partenza. Questo significa che ogni variazione di stato della prima si riflette istantaneamente sull’altra, come se queste non si accorgessero della distanza tra loro.

Incredibile, vero? Come è possibile?
La tecnica che hanno usato gli scienziati ha un nome un po’ difficile: entanglement quantistico; è una parola difficile anche da tradurre, che dovrebbe rendere l’idea dello stretto “groviglio” che unisce i due sistemi gemelli, malgrado la distanza che li separa.

Insomma, un passo verso il sogno del teletrasporto alla Star Trek è stato fatto; riusciremo un giorno o l’altro a teletrasportare qualcosa di più “massiccio” di un fotone? Il prossimo ambizioso obiettivo degli scienziati è teletrasportare un satellite dalla Terra direttamente in orbita!
Ce la faranno? Vi terremo aggiornati!

Fino ad allora… lunga vita e prosperità a tutti!

    Leonard Nimoy by Gage Skidmore 2

Photo credits:

Enterprise: By Vulcan.jpg: dave_7 derivative work: El Carlos (Vulcan.jpg) [CC-BY-SA-3.0], via Wikimedia Commons
Sala teletrasporto: By Konrad Summers [CC-BY-SA-2.0], via Wikimedia Commons
Saluto vulcaniano: Gage Skidmore [CC-BY-SA-3.0], via Wikimedia Commons

La Befana ha perso la scopa!

Se la notte scorsa hai scrutato il cielo, sperando di vedere la Befana a cavallo della sua scopa volante, forse ti interesserà sapere che il cielo ospita anche un’altra “scopa”. Anche questa appartiene a una strega, ma è molto molto più lunga… ben 35 anni luce, cioè, all’incirca 330 000 miliardi di chilometri: non male, vero?

Si tratta in realtà di una nebulosa, un grande oggetto celeste che si è formato dai gas e dai detriti espulsi da una stella negli ultimi istanti della sua vita. Questo accadeva circa diecimila anni fa nei pressi della costellazione del Cigno, quando una stella luminosissima terminò la sua attività con una spettacolare esplosione. Diverse stelle concludono la loro vita in questo modo: gli astronomi le chiamano supernove.

Di questo “finale con effetti speciali” è rimasto un segno molto evidente: la Nebulosa Velo. Nelle mappe astronomiche è stata catalogata con la sigla NGC 6960; per gli amici, però, è la Nebulosa Scopa della Strega.
Per capire il motivo di questo buffo soprannome, osserva la sua forma: ti ricorda qualcosa?

WestVeilHunterWilson

Photo credit: Hewholooks (Opera propria) [CC-BY-SA-3.0 o GFDL ], attraverso Wikimedia Commons


A 8 milioni di chilometri all’ora!

Santa Claus is comingViaggerà oltre ogni limite di velocità, ma nessun vigile gli farà la multa. Perché, diciamocelo, chi oserebbe multare Babbo Natale?
Stiamo parlando proprio di lui e del fantastico viaggio che sta per iniziare. Forse ti sarai chiesto come è possibile che Babbo Natale, pur avendo una slitta magica trainata da renne volanti, riesca a consegnare i suoi doni ai bambini di TUTTO il mondo!

Naturalmente se lo sono chiesto anche gli scienziati e alcuni di loro erano talmente curiosi che si sono messi a fare i conti!

Ebbene, supponendo che nel mondo ci siano circa 200 milioni di bambini in attesa dei doni e che Babbo Natale debba accontentarli tutti in non più di 24 ore, dovrà viaggiare a una velocità di almeno 8 milioni di chilometri all’ora!

Impossibile? Non è detto. Come abbiamo spiegato qui, l’unica velocità che è impossibile superare è quella della luce. In un confronto con questa velocissima avversaria, Babbo Natale sembrerebbe una lumaca, anche andando alla mirabolante velocità che è stata calcolata.

Ci riuscirà? Finora sembra che ce l’abbia fatta, probabilmente grazie a renne molto bene addestrate e… alla magia del Natale!


Photo credit: www.sxc.hu

Ben arrivata Juno!

grande_giove

Ecco che cosa avrebbe esclamato Juno questa notte, se avesse potuto parlare. Ma… un momento. Chi è Juno? E che cosa c’entra Giove?
Non stiamo parlando di temerari astronauti, ma di una coraggiosa sonda spaziale che, dopo un viaggio durato 5 anni, ha raggiunto l’orbita del pianeta Giove, il “gigante gassoso” del nostro Sistema Solare, e si è lasciata “catturare” al termine di una delicatissima manovra di avvicinamento che ci ha lasciato con il fiato sospeso fino all’ultimo istante.
In questo modo Juno ha raggiunto un punto di vista privilegiato per osservare “da vicino” le particolarità di questo pianeta, per molti aspetti ancora misterioso. Per tutta la durata della missione (circa un anno) invierà a Terra i suoi dati, dandoci così un identikit del pianeta che non ha precedenti.
Il pezzo forte di questa osservazione riguarderà l’incredibile campo magnetico gioviano (circa 10 volte più intenso di quello terrestre) responsabile di violentissime e spettacolari aurore, di cui vedremo (si spera) le immagini scattate in prima fila dalla sonda.

800px-Juno_Mission_to_Jupiter_(2010_Artist's_Concept)
Il contributo italiano
Anche l’Italia ha collaborato attivamente ai preparativi di questa importante missione esplorativa.
Due degli strumenti a bordo sono infatti “nostri” e avranno il compito di indagare su quanto accade nelle condizioni a dir poco estreme dell’ambiente che circonda il pianeta, alla scoperta dei segreti che ancora nasconde.

Galileo_Galilei_3_CerchiatoIl contributo italiano alla conoscenza di Giove è iniziato in realtà molto prima, dalla Terra, grazie al talento e alla curiosità di un grande scienziato. Vi dice niente il nome di Galileo Galilei? Fu lui, nel 1610, a puntare lo sguardo verso Giove e dintorni… soprattutto “dintorni”, poiché con il suo telescopio fu il primo a notare la presenza di quattro piccole “lune” nelle sue vicinanze. Erano i satelliti medicei, chiamati così in onore di Cosimo II de’ Medici, all’epoca granduca di Toscana. Da allora, la curiosità nei confronti del gigante gassoso ci ha portato a osare sempre di più, fino ad arrivare a oggi, vicini come non lo siamo mai stati grazie agli “occhi” speciali di Juno!

In onore di Galileo, Juno ha aggiunto ai suoi “bagagli” anche una placca commemorativa che riproduce il manoscritto in cui i satelliti di Giove furono descritti per la prima volta… ma non solo! Poiché i nostri scienziati, in fondo, sono dei giocherelloni e non rinunciano mai a divertirsi, a bordo di Juno hanno caricato anche tre “viaggiatori” d’eccezione: tre pupazzetti Lego che raffigurano proprio Galileo, insieme alle divinità mitologiche Giove e Giunone (a cui si deve il nome della sonda). Quale equipaggio più indicato?lego

Festa della mamma

Mamme molto… speciali!

Anche noi di CheScienza festeggiamo la Festa della Mamma, ma lo facciamo a modo nostro, dedicando un articolo ad alcune mamme del mondo animale!

Volete scoprire insieme a noi come accudiscono i loro piccoli? Seguiteci!

(E… Auguri a tutte le mamme da Froggy e Spinny!)

Mamma leonessa
La leonessa partorisce da uno a sei cuccioli per volta e si occupa di loro, proteggendoli e nutrendoli fino a quando diventano indipendenti (a circa 16 mesi di età). Se nel branco ci sono diverse cucciolate, le mamme si aiutano tra loro come in un grande… asilo nido!

15338229236_c46f934145

Mamma balenottera
La mamma più grande del mondo è la balenottera azzurra: dà alla luce un “piccolo” lungo 7-8 metri e lo allatta per lungo tempo, fino a quando ha 6-7 mesi. Per nutrirlo, pensate che produce fino a 200 litri di latte al giorno! Se volete saperne di più sui cetacei, cliccate qui!

800px-BlueWhaleWithCalf

Mamma gorilla
Questa mamma accudisce il suo piccolo molto a lungo, anche per tre-quattro anni: lo nutre, lo trasporta, gioca con lui, gli insegna come sopravvivere e… lo spulcia accuratamente! (Pulci a parte, non trovate che faccia esattamente quello che fanno tutte le mamme umane?!)

450px-Gorilla_gorilla_at_the_Bronx_Zoo_008

Mamma elefante
Ha il record della gravidanza più lunga: il piccolo resta nella sua pancia per ben 22 mesi (quasi due anni)! Come le leonesse, anche le elefantesse si occupano spesso dei cuccioli di altre femmine del branco, fin dal momento del parto. La mamma non lascia mai il suo piccolo per almeno 3-5 anni, ma spesso i due restano legatissimi anche per 10 anni!

800px-African_Elephant,_Loxodonta_africana_-_adults_and_young_drinking_at_waterhole_in_Mapungubwe_(6025173518)

photo credit:
leonessa 140912_123-Edit via photopin (license)

balenottera azzurra: Di Andreas Tille (Opera propria) [GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html) o CC BY-SA 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], attraverso Wikimedia Commons

gorilla: Postdlf dal w [GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html) o CC-BY-SA-3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/)], attraverso Wikimedia Commons

elefante: Di Derek Keats from Johannesburg, South Africa [CC BY 2.0 (http://creativecommons.org/licenses/by/2.0)], attraverso Wikimedia Commons

Buon compleanno Mister Mendeleev!

Dmitrij Mendeleev
Come ci ricorda anche Google, oggi – 8 febbraio – compie gli anni un grande scienziato, il cui nome forse ci suona meno familiare di altri, ma che ha segnato un passo fondamentale per la chimica e per tutta la scienza moderna. Chi non ha mai sentito parlare della tavola periodica degli elementi? Sapete anche chi è stato il suo “papà”? Oggi avrebbe compiuto ben 182 anni: è Dmitrij Mendeleev (1834-1907), lo scienziato russo passato alla storia per aver “messo ordine” tra gli elementi chimici.
A vederla, la tavola periodica sembrerebbe una semplice tabella, magari dalla forma un po’ bizzarra, con dei simboli disposti in chissà quale ordine, eppure dietro a questa particolare distribuzione c’è un incredibile studio durato mesi e mesi, in cui Mendeleev raggruppò tra loro gli elementi chimici noti fino ad allora tenendo conto delle caratteristiche atomiche e del comportamento chimico di ciascuno di essi.

L’eccezionalità del lavoro di Mendeleev è che la sua tavola originaria teneva conto anche di elementi che ancora non erano stati scoperti. Lo scienziato era sicuro che in natura esistessero altri elementi con caratteristiche simili a quelle dei gruppi che aveva creato. Come in una scommessa, lasciò delle caselle libere in alcuni punti della tavola, confidando che il tempo gli avrebbe dato ragione. E così fu! Dal 1875 in poi tanti nuovi elementi andarono a riempire i “buchi” lasciati, fino ai nostri giorni. È recentissima, infatti, la scoperta di 4 nuovi elementi che sono andati a completare la settima riga della tavola periodica, portando a 118 il numero di elementi chimici conosciuti (quando Mendeleev iniziò il suo lavoro di catalogazione erano appena 63).
Di questa straordinaria scoperta si parla in questo articolo della rivista Focus.
Quale miglior regalo di compleanno per il signor Mendeleev?

Ruttini cosmici!

Anche nello spazio più profondo c’è chi pasteggia allegramente “nutrendosi” di tutto ciò che gli capita a tiro. Indovinate di chi, anzi di cosa stiamo parlando? Quali sono gli oggetti più voraci dell’universo? 100 punti a chi ha pensato ai buchi neri.

Niente e nessuno può osservarli da troppo vicino, poiché verrebbe irrimediabilmente inghiottito al suo interno e, una volta dentro, non avrebbe più alcuna speranza di ritorno. Nemmeno la luce, che possiede la velocità più alta di qualunque altra cosa, riesce a sfuggire a questa “attrazione fatale”. Ecco perché i buchi neri si chiamano così: ogni cosa che finisca nelle sue vicinanze “scompare”, come se cadesse in un buco, che è “nero” perché non si vede.
La galassia NGC 5195

Gli astronomi ritengono probabile che al centro di molte galassie, incluse la nostra, si trovi uno di questi “aspirapolvere spaziali”.
A questo proposito è stata documentata una bizzarra attività al centro della piccola galassia NGC 5195 (nella foto). In seguito a un lauto banchetto a base di stelle, il buco nero situato nella sua regione centrale avrebbe “digerito”… con tanto di ruttino!
Fa un po’ ridere, eppure il paragone è proprio adatto, perché ciò che si è osservato è stata l’emissione di due potenti scariche di raggi X avvenute poco dopo il “pasto”. A rivelarlo è stato il telescopio Chandra, un potente telescopio a raggi X messo in orbita dalla NASA nel 1999. A differenza dei telescopi tradizionali, Chandra può vedere ciò che… non si vede; così, con i suoi speciali “occhiali” è riuscito a catturare questo insolito evento.
Ora abbiamo quindi le prove che anche i buchi neri possono avere una digestione “impegnativa”; che altro aggiungere se non… “Salute!”

A Dicembre l’estate è più calda!

Ami il caldo e vorresti che fosse estate tutto l’anno? Nessun problema: basta “svernare” nell’emisfero australe! Se lo facessi davvero, però, noteresti che la curiosa “estate dicembrina” è più calda della nostra! Perché?

Sole

In occasione del solstizio di Dicembre, che per noi segna l’inizio dell’inverno e, nell’emisfero australe, quello dell’estate, la Terra si trova nel punto della sua orbita più vicino al Sole, cioè al perielio. Questa “calorosa” vicinanza, attenua un po’ il freddo da noi ma, al tempo stesso, accentua il caldo dell’estate australe.

Durante la nostra estate, cioè l’estate boreale, la situazione è rovesciata; la Terra si trova nel punto dell’orbita più lontano dal Sole, l’afelio, quindi il caldo – anche se si fa sentire – è minore rispetto a quello che si sentirebbe durante un’estate nell’emisfero opposto.


Photo credit:
www.sxc.hu

Tutti inventastorie con gli Sticky Books!

Spinny e Froggy vi accompagnano in 4 incredibili viaggi nel mondo degli animali di oggi e di ieri, passando per lo spazio sconfinato! E dopo la lettura, la storia continua, sticker dopo sticker, dal libro… alle pareti!

Il mondo dei dinosauri - Daniela Alvisi e Elena Gatti Gli animali del mare - Daniela Alvisi e Elena Gatti
Esplorando lo spazio - Daniela Alvisi e Elena Gatti I grandi predatori - Daniela Alvisi e Elena Gatti

imagicom-x-sito-300x40
Per saperne di più, visita il sito di IMAGICOM EDIZIONI a questo link.

L’eclissi di Luna

1280px-Eclipse20070304-2

Ehi amici di CheScienza, che cosa farete di bello… stanotte?!
Lo sappiamo, di notte di solito si dorme. Ma questa volta si può fare una piccola eccezione e puntare la sveglia proprio nel bel mezzo del sonno, per andare sul terrazzo, alla finestra o in giardino a vedere almeno una parte della straordinaria eclissi di luna in programma!

Come potete leggere in questo esauriente articolo del quotidiano online La Stampa, il fenomeno si potrò osservare tra le 3 di notte e l’alba, guardando la Luna che si troverà in direzione ovest.

Che cosa si vedrà, se il cielo sarà sgombro di nubi? Prima di tutto una Luna più grande del solito, una “superluna” che si trova alla minima distanza dalla Terra e poi l’ombra del nostro Pianeta che a poco a poco la coprirà.
Per osservare questa eclissi non servono strumenti, si vedrà tutto a occhio nudo!

Se volete capire come funzionano le eclissi, potete rileggere il nostro articolo sull’eclissi di Sole o guardare questo disegno che illustra bene “che cosa fa ombra a chi”!

Photo: “Eclipse20070304-2″. Licensed under Public Domain via Wikimedia Commons – https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Eclipse20070304-2.JPG#/media/File:Eclipse20070304-2.JPG