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Un dinosauro molto speciale

Pensavate che il T-rex fosse gigantesco? Che fosse il più grande dinosauro carnivoro mai comparso sulla Terra? Sbagliato!!!
Il più lungo dinosauro predatore di tutti i tempi, ben 15 metri dal naso alla punta della coda, era lo spinosauro (Spinosaurus aegypticus).

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Questo dinosauro era già noto agli studiosi, perché alcune ossa erano state ritrovate già all’inizio del Novecento, ma finora non si sapeva come fosse davvero fatto e soprattutto non si sapeva che era… acquatico!

Recentemente, un gruppo di paleontologi (tra cui due italiani) hanno ritrovato un nuovo esemplare nel Sahara. Studiando queste nuova ossa e ricostruendo lo scheletro, e confrontando altri reperti (tra cui un cranio conservato al Museo di Storia Naturale di Milano) sono riusciti stabilire che questo gigante vissuto circa 95 milioni di anni fa conduceva una vita semiacquatica.

Siete curiosi di sapere come hanno fatto i paleontologi a stabilire che Spinosaurus viveva e cacciava le sue prede in acqua?
Osservando le sue caratteristiche. Per esempio, questo dinosauro aveva le narici piccole e situate indietro, così poteva respirare anche tenendo sommersa una parte del muso. I suoi denti, inoltre, erano grandi e a forma di cono e si incastravano in modo che nemmeno il pesce più scivoloso potesse scappare via, mentre le zampe erano adatte a nuotare “palettando” e probabilmente erano palmate come quelle degli uccelli acquatici.

Ora guardate la ricostruzione nella figura qui sopra e provate a rispondere: come mai questo dinosauro è stato chiamato Spinosaurus? Dove potrebbe avere delle “spine”?

Osservate la schiena: porta una grande “vela”, che probabilmente serviva come segnalazione, insomma una specie di enorme bandiera che diceva “ehi, sono qui!”. Questa vela, di pelle, stava dritta grazie a un sostegno formato da enormi prolungamenti delle vertebre, le spine, appunto.

In questo disegno lo vedete bene, e potete vedere anche quanto erano grandi questi animali, grazie al confronto con la sagoma del subacqueo!
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Lo spinosauro viveva dove oggi c’è il deserto… ma come faceva allora a vivere in acqua, vi starete chiedendo. A quel tempo, quasi 100 milioni di anni fa, il paesaggio in quella zona dell’Africa del nord era molto diverso, con fiumi popolati da pesci, tartarughe, coccodrilli e rive dove si aggiravano dinosauri carnivori, mentre nei cieli planavano enormi rettili volanti.

Per finire, guardate che foto si sono divertiti a fare con le ossa del dinosauro acquatico i due paleontologi italiani autori della scoperta, Cristiano Dal Sasso e Simone Maganuco!

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Avete domande o curiosità? Volete inviarci un vostro disegno dello Spinosaurus o di altri dinosauri? Scriveteci a info@chescienza.com

CREDITS
Ricostruzione della foto in alto: realizzazione © Geomodel
Disegno: Ricostruzione dello scheletro e confronto dimensionale con la silhouette di
un individuo adulto di taglia compatibile con il muso fossile conservato presso il Museo di Storia
Naturale di Milano. © Marco Auditore & Prehistoric Minds
Fotografia dei paleontologi: Cristiano Dal Sasso e Simone Maganuco (in alto) ricompongono parte dello scheletro. Luigi Bignami & Prehistoric Minds


cheLab 2014 al San Marino Comics: le foto

I nostri CheLab presso il San Marino Comics 2014.
Clicca sulla foto qua sotto per iniziare il tour fotografico!

CheLab 2014 – San Marino Comics


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Algoritmi: questi sconosciuti!

Gli articoli dei nostri lettori
Ricordate i consigli che vi abbiamo dato tempo fa per risolvere il cubo di Rubik? C’erano sequenze di operazioni da eseguire con precisione, passo dopo passo; noi le abbiamo chiamate semplicemente schemi, ma il loro nome “scientifico” è algoritmi. Gli algoritmi sono fondamentali in informatica e, per saperne di più, abbiamo chiesto aiuto a un esperto del settore, grande amico di cheScienza!


Un algoritmo è una sequenza di passi che trasformano un INPUT (dati di partenza, come gli addendi dell’addizione) in un OUTPUT (risultato dell’operazione). Facciamo un esempio per capirci.

Input: pasta, sale, acqua, pomodoro
Output: pasta al sugo!
Qual è l’algoritmo? La ricetta!

L'algoritmo della pasta!

Applesoft_BASIC
Nell’ambito dell’informatica, l’algoritmo deve essere una sequenza di passi computazionali, ovvero passaggi che possono essere effettuati da un computer. Diciamo che la pasta al sugo non fa proprio al caso nostro… meglio lasciar fare alla mamma! Supponiamo invece di volere ordinare 10 numeri disposti a caso:

La sequenza iniziale
(Input)

input

La sequenza che vogliamo ottenere
(Output)

Output

Qualche idea?

L’algoritmo più semplice è questo:

Supponiamo di avere due contenitori, chiamati input e output. Riempiamo il primo con i numeri da ordinare e lasciamo vuoto il secondo
Figura 1
Ora effettueremo i seguenti passi:

1. Prendere i primi due numeri: 3,5

passaggio 1

2. Selezionare il più piccolo: 3

passaggio 2

3. Confrontare il numero scelto con il successivo (quindi il terzo): 3, 7

passaggio 3

4. Prendere il più piccolo: 3

passaggio 4

5. Ripetere i passaggi 3. e 4. fino alla fine dei numeri

passaggio 5

A questo punto avremo trovato il numero più piccolo tra i dieci: 1

passaggio 6

6. Togliere il numero dal contenitore input e metterlnel contenitore output , nella prima posizione

passaggio 7

7. Ripetere i passaggi da 1. a 6. sui nove numeri rimasti nel contenitore input, spostando ogni volta il numero trovato nella prima posizione libera del contenitore output

passaggio 8

8. Alla fine otterremo:
passaggio 9

Che operazioni facciamo durante l’esecuzione dell’algoritmo?

   - “peschiamo” dei numeri dal contenitore input

   - confrontiamo dei numeri per trovare il più piccolo

   - mettiamo dei numeri nel contenitore output

Queste operazioni possono essere effettuate da un computer opportunamente programmato; questo significa che l’algoritmo può essere eseguito automaticamente!


Avete mai utilizzato degli algoritmi nella vostra vita? No? Sicuri?!? Quindi non avete mai fatto, ad esempio, una moltiplicazione? Uhm… a scuola non saranno molto contenti!
Forse non ve ne siete mai accorti, ma quando svolgete un’operazione,state effettuando dei passi che partendo da un INPUT vi portano a un determinato OUTPUT.

Pensate ai passaggi necessari per moltiplicare due numeri tra loro, per esempio 36 x 8. Riuscireste a scrivere l’algoritmo giusto? Provateci, dai! E naturalmente fateci sapere come è andata.


Per cheScienza: Enrico Locatelli


Photo credit:
- Wikimedia Commons
- hackNY / Foter / Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)


Strane cose che accadono in montagna

In questa strana estate, dove il maltempo ce la mette tutta per tenerci lontano dalle spiagge, molti hanno optato per la montagna. Per gli amanti della natura e dell’escursionismo la montagna è ben più di un’alternativa al mare. Anche una semplice passeggiata nel bosco offre infatti l’occasione per un “faccia a faccia” con flora e fauna del tutto insolita, almeno per chi è abituato alla vita cittadina. Che ne dite per esempio di questi fiori fotografati da Spinny durante le sue ultime escursioni montane? C’è anche lei, la regina delle montagne: la stella alpina! La riconoscete?
Fiori di montagna
E poi ci sono le cime innevate, i sentieri rocciosi, i torrenti, le cascate… panorami da togliere il fiato. E non è solo un modo di dire, perché la montagna il fiato lo toglie davvero! Vi siete accorti che camminando in alta quota viene facilmente il fiatone? Oppure, in auto lungo le strade montane, vi è capitato di sentirvi improvvisamente le orecchie “tappate”? Beh, queste sono solo alcune delle strane cose che possono accadere in montagna, e che si possono ricondurre a un importante fenomeno naturale.
Man mano che si sale di quota, la pressione atmosferica diminuisce progressivamente. Cosa vuol dire? In pratica, il volume dell’aria che si trova al di sopra di noi si riduce e “preme” con meno forza sulle nostre teste. Una diretta conseguenza di questo è che anche la quantità di ossigeno che contiene si riduce in proporzione; ce ne accorgiamo perché il respiro diventa via via più affannoso e il cuore batte più rapidamente, soprattutto se siamo un po’ fuori allenamento. scalata
Un altro effetto poco piacevole è quello che sperimentiamo spesso salendo rapidamente di quota, per esempio in auto (ma succede anche in aereo). Può accadere che l’aria che si trova all’interno delle nostre orecchie si “ricordi” della pressione presente al livello del mare e la differenza rispetto alla pressione esterna, che sta diminuendo velocemente, crei un fastidioso “tappo” che attutisce l’udito. Per ripristinare l’equilibrio tra la pressione fuori e dentro alle orecchie possiamo allora provare a sbadigliare o a deglutire. Di solito funziona ;-)
Il calo della pressione atmosferica all’aumentare dell’altezza ha anche altre conseguenze e alcune di queste sono davvero bizzarre.
Per esempio, lo sapevate che in montagna l’acqua bolle prima? Normalmente, l’acqua bolle quando la temperatura raggiunge i 100 gradi centigradi; quello è il momento di buttare i maccheroni! Finché siamo in pianura tutto andrà come previsto e la pasta si cuocerà a puntino; provate però a farlo a 4000 metri di altezza! L’acqua inizierà a bollire a temperature più basse (dai 90 agli 80°C, in base all’altezza) e la pasta cuocerà così lentamente che si trasformerà in una poltiglia tutt’altro che appetitosa.

Questo non significa che chi abita in alta montagna debba rinunciare alla pastasciutta: basta usare la pentola a pressione. Questa pentola portentosa, che probabilmente avrete in casa, basa il suo funzionamento proprio sull’influenza della pressione sulla temperatura dei liquidi; il suo meccanismo di chiusura impedisce al vapore di fuoriuscire e crea un rapido innalzamento della pressione interna che, a sua volta, provoca l’aumento della temperatura dell’acqua e la porta a valori adeguati per la cottura della pasta.
Grazie a questo principio, la pentola a pressione riduce notevolmente i tempi di preparazione di tantissime pietanze che normalmente richiederebbero ore di cottura, come i legumi, gli arrosti o la polenta.


Photo credit:
Daniela Alvisi
Marco Monetti / Foter / Creative Commons Attribution-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-ND 2.0)


R come ragno

I ragni sono animaletti molto affascinanti. Appartengono alla classe degli Aracnidi, di cui fanno parte anche gli scorpioni, le pulci e le zecche. Mentre gli insetti hanno 6 zampe, i ragni ne hanno 8.
Vicino alla bocca hanno anche particolari strutture dette cheliceri che servono a catturare le prede o iniettare un veleno.
Il numero 8 deve piacere molto ai ragni, perché di solito hanno anche 8 occhi! Sì, avete letto bene: 4 paia di occhi che possono essere disposti in modo diverso, in fila o in cerchio. Alcune specie ne hanno due molto grandi, che permettono di vedere bene al buio.
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E come sicuramente sapete, molte specie di ragni fanno… la ragnatela! Si tratta di una struttura formata con la seta, prodotta dal ragno stesso con particolari ghiandole. Esistono ragnatele di diverso tipo e forma, che formano trappole appiccicose per le prede.
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Una recente scoperta ha rivelato che i ragni “accordano” i fili delle loro ragnatele come se fossero le corde di una chitarra: in base alla frequenza possono così sapere se hanno catturato una preda o se ad avvicinarsi è un potenziale compagno con cui riprodursi!
Ecco un video che spiega questa interessante scoperta: l’audio è in inglese, ma non è necessario saperlo bene per capire di cosa si sta parlando!

Photo credit
ragnatela: Images by John ‘K’ / photo on flickr
ragno: e_monk / photo on flickr

Che caldo!

Che cosa succede quando sentiamo caldo?
caldo

Gli esseri umani, come gli uccelli e gli altri mammiferi, sono animali endotermi, cioè con una regolazione interna della temperatura corporea. I processi che avvengono nel nostro corpo producono continuamente calore, che deve essere disperso. La temperatura ideale del nostro corpo è intorno ai 36-37 °C.
Quando la temperatura esterna è molto elevata, sentiamo caldo perché i meccanismi di dispersione del calore “faticano”. Ma quali sono questi meccanismi? Se pensate a cosa provate in una giornata estiva, avete la risposta: quando fa caldo… si suda!
Il sudore, che viene prodotto dalle ghiandole sudoripare, quando arriva sulla superficie della pelle evapora disperdendo calore.
Quando c’è il cosiddetto caldo-umido la sensazione di fastidio è maggiore perché l’elevata umidità rallenta il processo di sudorazione e quindi il corpo si raffredda meno.

Il sudore è formato da acqua, sostanze organiche e sali minerali. In un giorno, un essere umano adulto può produrne da mezzo litro fino addirittura a 10 litri!
Le ghiandole sudoripare sono sparse sulla nostra pelle, ma in alcune zone ce ne sono più: ascelle, palmo delle mani, pianta dei piedi e zona intorno ai genitali.

Curiosità: sai perché si dice “canicola” per indicare un caldo torrido come quello estivo? In latino, “canicula” vuol dire piccolo cane ed era un termine usato per indicare Sirio, la stella più luminosa della costellazione del Cane Maggiore, che da fine luglio a fine agosto sorge e tramonta con il Sole.
E a proposito di cani: loro disperdono calore ansimando, cioè facendo passare aria sulla lingua umida per far evaporare la saliva.
800px-2008-08-21_White_German_Shepherd_portrait_1

Gli animali usano diversi sistemi per evitare il caldo eccessivo. Alcuni usano strategie comportamentali, per esempio cercano rifugio sottoterra o in tane fresche, uscendo solo dopo il tramonto per cercare cibo. Altri hanno dei “ventilatori” naturali: l’elefante per esempio, usa le sue enormi orecchie per disperdere il calore, sventolandole e sfruttando la dispersione di calore attraverso i vasi sanguigni. Anche le orecchie del fennec, o volpe del deserto, hanno la stessa funzione.

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Photo credit: neko/Wikimedia – Ildar Sagdejev/Wikimedia

Giornata Mondiale dell’Ambiente

Oggi, 5 giugno, è la Giornata Mondiale dell’Ambiente, promossa dalle Nazioni Unite per sensibilizzare tutti gli abitanti della Terra verso azioni concrete per la salvaguardia dell’ambiente.

Ispirandoci al sito dell’Unep, (United Nations Environment Programme), riportiamo alcuni suggerimenti per azioni personali, che ognuno di noi può fare e promuovere in famiglia e tra gli amici. Fatelo anche voi, amici di CheScienza!

A come… Alternative: trova nuovi sistemi per ridurre l’uso di carta e plastica e gli sprechi. Per esempio, hai mai pensato di usare una stoffa o una vecchia carta geografica che non usi più come “carta” da regalo?

I come… Informati: cerca sul web le iniziative locali, le associazioni, i modi per aiutare l’ambiente a casa, a scuola, nella tua vita di tutti i giorni!

P come… Porta con te una borsa di stoffa o di materiale riciclato quando vai a fare la spesa. Non usare sacchetti di plastica!

R come… Riduci, riusa, ricicla! Riduci la tua impronta di CO2 (il principale gas serra che contribuisce al surriscaldamento atmosferico): vai a piedi o in bici, usa il carpooling! Riduci gli sprechi e i rifiuti! Riutilizza e ricicla le cose anziché buttarle.

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T come Tartaruga

Oggi, 23 maggio, è la Giornata Mondiale delle Tartarughe!

Le tartarughe sono rettili, come i serpenti, le lucertole e i coccodrilli ma appartengono a un ordine diverso, quello dei Testudines o Chelonia.
Comprendono specie terrestri, di acqua dolce e marine.

La loro caratteristica principale è la presenza di un guscio che protegge il corpo. La parte superiore si chiama carapace, quella inferiore piastrone.


Tartarughe terrestri
: le più famose sono Testudo hermanni, Testudo graeca e le testuggini giganti delle Galapagos. Sono vegetariane. 800px-Giant_turtle_in_Galapagos_islands

Tartarughe palustri: ne è un esempio la Emys orbicularis (tartaruga palustre europea), un rettile carnivoro che mangia crostacei, girini, insetti, lumache e altri piccoli animali acquatici.
Emys_orbicularis_Tajba
Tartarughe marine: hanno le zampe a forma di “pagaia” per nuotare, e vivono sempre in mare tranne che per la riproduzione. Le femmine tornano a deporre le uova sulle spiagge dove sono nate e i piccoli nascono in nidi scavati sotto alla sabbia. Sono animali molto vulnerabili che subiscono gli effetti dell’inquinamento e delle attività umane.
Se vedete un sacchetto di plastica in mare, raccoglietelo subito: una tartaruga potrebbe scambiarlo per una medusa, mangiarlo e morire.
Loggerhead_Sea_Turtle

E non comprate oggetti o souvenir fatti con il gusci delle tartarughe: contribuireste alle uccisioni illegali di questi animali, ancora oggi troppo diffuse!

Photo credit: da Wikimedia
tartaruga gigante: Di macraegi (Flickr: Quito & Galapagos 24 Apr – 6th May 2008)

Dare i numeri con il cubo di Rubik (IV e ultima parte!)

Oggi, la giornata in cui anche Google ci ha ricordato il 40° compleanno del nostro mitico cubo, ci è sembrata quella adatta per chiudere la nostra rassegna sulla sua risoluzione.
Dove eravamo rimasti?
Primo strato? Fatto!
Secondo strato? Fatto!
Terzo strato? Lo avevamo iniziato, giungendo a costruire il cosiddetto “pavimento giallo”: ricordate?
Manca quindi l’ultima importantissima operazione: sistemare angoli e spigoli, dopodiché avremo finalmente la meglio sul rompicapo. Ma tra il dire e il fare, c’è di mezzo… il cubo, quindi basta chiacchiere e partiamo!

Anche questa volta procediamo per obiettivi

Obiettivo 1: sistemare gli ANGOLI, ovvero portarci in questa situazione:

cubo_angoli_ok
La prima cosa da fare è contare gli angoli fuori posto, dopodiché dovremo capire in che verso vanno spostati per metterli a posto.

* Dobbiamo sistemare TRE angoli?
Cerchiamo di capire, osservando i colori, in che senso dovrebbero ruotare per andare a posto.
Se il senso è quello orario useremo questo schema:
Schema 1.

Ruota verso il bassoRuota la colonna destra
verso il basso
Ruota in senso orarioRuota tutta la faccia
in senso orario
Ruota verso il bassoRuota la colonna destra
verso il basso
Ruota la faccia posteriore verso sinistraRuota la faccia posteriore verso sinistra
Ruota la faccia posteriore verso sinistraRuota la faccia posteriore verso sinistra Ruota verso l'altoRuota la colonna destra
verso l’alto
Ruota in senso antiorarioRuota tutta la faccia
in senso antiorario
Ruota verso il bassoRuota la colonna destra
verso il basso
Ruota la faccia posteriore verso sinistraRuota la faccia posteriore verso sinistra Ruota la faccia posteriore verso sinistraRuota la faccia posteriore verso sinistra Ruota verso l'altoRuota la colonna destra
verso l’alto
Ruota verso l'altoRuota la colonna destra
verso l’alto

Se il senso è quello antiorario, useremo uno schema simile ma non uguale. In pratica sarebbe quello precedente visto allo specchio:
Schema 2.

Ruota verso il bassoRuota la colonna sinistra verso il basso Ruota in senso antiorarioRuota tutta la faccia
in senso antiorario
Ruota verso il bassoRuota la colonna sinistra verso il basso Ruota la faccia posteriore verso destraRuota la faccia posteriore verso destra
Ruota la faccia posteriore verso destraRuota la faccia posteriore verso destra Ruota verso l'altoRuota la colonna sinistra verso l’alto Ruota in senso orarioRuota tutta la faccia
in senso orario
Ruota verso il bassoRuota la colonna sinistra verso il basso
Ruota la faccia posteriore verso destraRuota la faccia posteriore verso destra Ruota la faccia posteriore verso destraRuota la faccia posteriore verso destra Ruota verso l'altoRuota la colonna sinistra verso l’alto Ruota verso l'altoRuota la colonna sinistra verso l’alto

* Dobbiamo sistemare DUE angoli?
Possiamo trovarci in due casi:

a. I due angoli si trovano sulla stessa faccia.
Questa situazione può facilmente ricondurci a uno dei due casi precedenti. Basterà ripetere una o più volte questa mossa:
mossa_a

b. I due angoli si trovano uno opposto all’altro.
In questo caso si applica lo Schema 2.


Obiettivo 2: sistemare gli SPIGOLI
Contiamo gli spigoli fuori posto, dopodiché dovremo capire in che verso dovrebbero spostarsi per mettersi a posto.

* Dobbiamo sistemare TRE spigoli?
Cerchiamo di capire, osservando i colori, in che senso dovrebbero ruotare per andare a posto.
* Se il senso è quello orario useremo la combinazione di due schemi:
Schema 3.

Ruota verso l'altoRuota la colonna destra
verso l’alto
Ruota in senso orarioRuota lo strato alto
verso sinistra
Ruota verso il bassoRuota la colonna destra
verso il basso
Ruota in senso orarioRuota lo strato alto
verso sinistra
Ruota verso l'altoRuota la colonna destra
verso l’alto
Ruota in senso orarioRuota lo strato alto
verso sinistra
Ruota in senso orarioRuota lo strato alto
verso sinistra
Ruota verso il bassoRuota la colonna destra
verso il basso

Ora, ruotiamo tutto il cubo di 90° verso destra e applichiamo quest’altro schema (che è il precedente visto allo specchio):
Schema 4.

Ruota verso l'altoRuota la colonna sinistra
verso l’alto
Ruota in senso antiorarioRuota lo strato alto
verso destra
Ruota verso il bassoRuota la colonna sinistra
verso il basso
Ruota in senso antiorarioRuota lo strato alto
verso destra
Ruota verso l'altoRuota la colonna sinistra
verso l’alto
Ruota in senso antiorarioRuota lo strato alto
verso destra
Ruota in senso antiorarioRuota lo strato alto
verso destra
Ruota verso il bassoRuota la colonna sinistra
verso il basso

* Se il senso è quello antiorario usiamo sempre i due schemi precedenti, ma invertiamo l’ordine:
Prima lo Schema 4.
Poi ruotiamo tutto il cubo di 90° verso sinistra
Infine applichiamo lo Schema 3.


* Ultimo caso che può presentarsi: gli spigoli da sistemare sono 4
In questo caso basterà applicare in fila gli schemi 3 e 4 finché non ricadremo in uno dei due casi sopra (cioè 3 spigoli da sistemare, o in senso orario o in senso antiorario).


Bene, ora sapete tutti gli schemi da usare per debellare lo spauracchio del cubo, o meglio gli algoritmi. Presto un nuovo articolo vi spiegherà tutto su cosa sono gli algoritmi e in quali ambiti si utilizzano.
A presto!!!

La scienza della nonna: smascherare un uovo vecchio

Le nostre nonne la sanno lunga, questo si sa. Quando poi sono in cucina, sono anche un po’ scienziate, perché i loro “trucchi del mestiere” hanno solide basi scientifiche.
Uno dei più usati è quello per riconoscere un uovo fresco da uno vecchio: un dilemma che ci assale spesso quando ci servono le uova e non ricordiamo la scadenza di quelle che abbiamo in casa.
Come si fa allora?
Semplice: si tuffa l’uovo da “identificare” in acqua e si osserva ciò che accade.

Galleggia? Brutto segno! L’uovo non è fresco: meglio non mangiarlo! Andrà invece benissimo per le decorazioni pasquali.

Affonda? Molto bene! L’uovo è fresco e si può usare per le ricette del giorno (Yum!). La situazione ideale è che l’uovo si posi sul fondo e vi resti bello disteso; se, invece, tende ad alzarsi, significa che la sua freschezza… inizia a vacillare.

Uova fresche oppure no?

Ora che il problema “culinario” è risolto, occupiamoci di quello scientifico: quale strano fenomeno si verifica durante l’invecchiamento di un uovo?

Prima ancora, però, dovremmo chiederci per quale motivo alcuni oggetti galleggiano e altri no.

A spiegarcelo è il principio di Archimede, secondo cui ogni oggetto immerso in un liquido riceve una spinta verso l’alto. Se il peso dell’oggetto è superiore a questa spinta, “vince” e lo fa affondare; se, invece, è inferiore, vince la spinta e l’oggetto sale a galla.

Il peso di un uovo appena deposto riesce a vincere sulla spinta di Archimede e, quindi… pluf! L’uovo va a fondo.
Il guscio dell’uovo, però, è poroso e, con il passare del tempo, lascia evaporare l’acqua contenuta nell’uovo e fa entrare aria. La bolla d’aria racchiusa tra il guscio e le membrane protettive, quindi, si espande, “alleggerendo” l’uovo sempre più; ecco, allora, che risale in superficie, come farebbe un palloncino gonfiato.

     Dentro l'uovo

Illustrazioni di Daniela Alvisi